Il mio nome è Jacopo Orsilli e sono assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienza dei Materiali dell’Università di Milano-Bicocca, dove lavoro nel laboratorio LAMBDA (Laboratory of Milano Bicocca for Dating and Archaeometry). Sono onorato di aver ricevuto il Premio Salvatore Improta 2025.
Il mio percorso nell’archeometria è iniziato al termine del liceo, con l’iscrizione al Corso di Laurea in Diagnostica dei Beni Culturali dell’Università Statale di Milano. Fin da subito ho trovato in questo ambito un punto di incontro tra la mia passione per la scienza e l’interesse per il patrimonio storico-artistico. Durante la tesi magistrale e il dottorato, svolto presso il laboratorio LAMBDA, ho concentrato la mia attività sull’applicazione di tecniche di spettroscopia a raggi X per l’analisi non invasiva di materiali stratificati. Nel corso del dottorato ho avuto l’opportunità di trascorrere un periodo di ricerca presso i Nuclear Science Instrumentation Laboratories dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica a Vienna e di svolgere diversi esperimenti presso il sincrotrone Elettra. In queste esperienze ho applicato tecniche avanzate di fluorescenza a raggi X per lo studio di ceramiche smaltate, lustrate e dorature. Inoltre, ho lavorato alle analisi non invasive di dipinti, sia per la caratterizzazione dei materiali sia per problematiche di autenticazione.
Dopo il dottorato ho proseguito la mia attività con un assegno di ricerca presso il Dipartimento di Scienza dei Materiali, attraverso una collaborazione con la linea LISA del CNR presso il sincrotrone europeo, ESRF. In questo contesto mi occupo di spettroscopia di assorbimento a raggi X (XAS). La mia permanenza presso ESRF mi ha permesso di conoscere tanti ricercatori e di instaurare collaborazioni con diversi enti di ricerca, tra cui il CNR-ISPC, su progetti dedicati allo studio di vetri, ceramiche e dei processi di degrado dei pigmenti. Parallelamente, sto sviluppando un progetto di mapping XAS, con l’obiettivo di ottenere informazioni integrate sulla struttura superficiale e profonda dei materiali, sfruttando la rilevazione contemporanea di elettroni e fotoni.
Il riconoscimento rappresentato dal Premio Salvatore Improta costituisce per me un importante incoraggiamento a proseguire nella ricerca, con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo di metodologie sempre più efficaci e non invasive per lo studio e la conservazione del patrimonio culturale. Allo stesso tempo, questo traguardo richiama il significato più profondo del fare ricerca: un percorso guidato dalla curiosità e dal rigore, che permette di indagare la materia per riportare alla luce storie, tecniche e conoscenze spesso invisibili. In questo senso, la ricerca non è soltanto uno strumento di analisi, ma anche uno spazio di scoperta continua, in cui la complessità dei materiali si trasforma in racconto e la conoscenza diventa un modo per avvicinarsi, con maggiore consapevolezza, alla bellezza del patrimonio culturale.

